martedì 26 maggio 2026

"MAGNIFICA HUMANITAS" - DISARMARE L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE....

 

lunedì 25 maggio 2026

L’isola nella valle del Treja – Il racconto mitologico di una rondine antica...

 

Disegno di Francesca Cavani

Spesso quando il Circolo vegetariano VV.TT. aveva ancora sede a Calcata agli amici che venivano a trovarmi non potevo far a meno di raccontar loro varie storielle attinte alla mia fantasia, imbrogliandoli, sull’origine della Valle del Treja e di Calcata stessa. Io le chiamo “psicostorie”…  ma a dire il vero non sono totalmente invenzioni di una fervida mente immaginativa. Le  mie narrazioni fanno  riferimento a qualche fatto realmente accaduto, più che “bugie”  potrei definirle “visioni dall’inconscio”.

Allora, dovete sapere, e questo sta scritto persino nei depliants del Parco del Treja, che l’acrocoro di Calcata fu scavato dal Paleo-tevere, cioè Calcata era un’isola, come oggi lo è l’isola Tiberina,  del fiume Tevere  che migliaia di anni fa scorreva proprio in questa valle. La valle del Treja  avrebbe potuto chiamarsi “valle del Tevere” ma a causa di un terremoto o più probabilmente di un’eruzione  dei vulcani Sabatini, il Tevere cambiò corso (passando dall’altro lato del monte Soratte) e Calcata rimasta quasi all’asciutto  divenne l’impervia rocca che oggi conosciamo. Chissà cosa sarebbe accaduto se non fosse andata così… molto probabilmente quell’isola che funse da volano per la nascita di Roma, ovvero l’isola Tiberina (che ricordiamolo era l’ultimo attracco e guado possibile prima che il Tevere confluisse nel Tirreno), avrebbe potuto essere la nostra Calcata e chiamarsi “Arx” (Arca), giacché  –ricordiamolo ancora-  i Falisci che fondarono quest’Arca di Luce che divenne Calcata, parlavano il latino, anzi sono gli unici e veri “latini” che abitavano tutta la bassa valle del Tevere sino ai sette colli di Roma. Altri “latini” non esistono né sono mai esistiti, la  cosiddetta patria dei Latini  Albalonga è una bufala storica tanto per creare confusione sulla nascita di Roma,  come la leggenda dell’arrivo di Enea. Insomma all’inizio c’erano solo i Falisci, tribù indoeuropee, che parlavano falisco (cioè il latino o lingue affini) e che convivevano con altre tribù consanguinee sabine e sannite (alcuni li identificano con i  Pelasgi). Anche i cosiddetti Etruschi erano essi stessi  più o meno della stessa etnia,   anch’essi genti italiche indoeuropee dal punto di vista etnico ma che avevano assunto i modi e la lingua delle popolazioni anatoliche che giunsero sulle sponde tirreniche (poi dette appunto Etruschi o Tirreni), ne più ne meno come avvenne per i Cartaginesi i quali massimamente non erano altro che nord africani che avevano assunto i costumi e l’idioma fenicio (ma non prendete queste mie affermazioni come oro colato…).
Se ragioniamo bene scopriamo che egualmente avvenne per le popolazioni del Danubio (Dacia) che oggi chiamiamo “Romania”, i rumeni  non sono altro che  gli abitanti originari di quell’area che   si convertirono alla lingua e alla cultura romana. Insomma i Falisci sono i veri “Romani” e solo in seguito si tese a differenziarli in:  falisci, falisci capenati, latini ed infine romani.  In verità sono i Falisci stessi che fondarono Roma, rinunciando all’etnia originaria  assumendo una nuova identità giuridica e culturale definita “romana”. E c’è un’evidenza storica che avvalora questa ipotesi giacché i Falisci e la loro civilizzazione risale al villanoviano mentre Roma fu fondata solo nel 700 a.C. (almeno così dice la storia ufficiale, ma  ritrovamenti archeologici recenti fanno anticipare la fondazione di Roma  di almeno qualche secolo).

Ed in verità la storia leggendaria della fondazione di Roma non è altro che il rifacimento della storia di  Fescennium, la mitica  prima città falisca, che l’archeologo inglese  G. Potter, non impregnato di “romanismo”, scoprì  durante i suoi scavi   a Narce, Pizzopiede e Montelisanti, tre colline che circondano Calcata,  nucleo portante della prima città policentrica “Arx”. Lo stesso processo fondativo, dopo vari secoli,   avvenne sui famosi “sette colli” dell’Urbe, città eterna.  Ma, qui ritorno alla psicostoria, la “città eterna”  (se il Tevere non avesse cambiato il suo corso)  avrebbe  potuto essere Arx  -ovvero Narce-  (che è una storpiatura di Arx). Arrivo al dunque,  ecco come ho immaginato questa trama….. 
 

Calcata e Roma fra storia e psicostoria.


Calcata. Disegno di Federico Gemma

Ci sono due modi per osservare: dall’interno e dall’esterno. L’uomo si trova al centro dell’universo ed osserva il mondo che lo circonda ma, a sua volta, è osservato dal mondo. In che modo si svolge questo gioco? Ogni volta che rivolgiamo l’attenzione alle cose che ci stanno attorno stiamo osservando il mondo ed ogni volta che passiamo all’introspezione è l’universo nella sua interezza che osserva noi. Questo passatempo può avvenire solo attraverso la coscienza,  infatti è solo tramite  la “consapevolezza” che è possibile osservare colui che osserva. Per contemplare, appurato che è questa la qualifica essenziale della coscienza, occorre sempre un oggetto. Questo oggetto, o meglio il riflesso dell’immagine, è percepito nella mente. Essa ci permette di parlare e discutere, di presupporre ed inventare, di criticare e di accettare, ma è solo per mezzo di questa “parentesi” che è possibile circoscrivere e visualizzare quel che ci interessa.
 
Nel presente caso la storia che si dipana dalla coscienza è quella dei due modi di vedere. Due possibili destini a confronto. Per convenienza potremmo chiamarli “io e tu” e visto che son due possiamo anche dargli un sesso, allora diciamo che “io” è il maschio ed il “tu”  in quanto altro, diviene femmina. Dico così non certo per maschilismo, soltanto perché nell’io c’è la qualità della penetrazione e dell’approfondimento, mentre nel tu c’è la vastità dell’accoglienza di ciò che deve essere conosciuto. In realtà “l’oggetto” non si stanca mai di essere osservato dal “soggetto” che, a sua volta, non fa altro che inventarsi nuovi metodi d’osservazione. Nessuna meraviglia quindi, che l’oggetto sia  spesso identificato con l’Universo intero, ovvero tutto ciò che esiste ed è conoscibile, mentre il “soggetto” (come un indomito ed infaticabile esploratore) si affanna continuamente a cercare diverse visuali e prospettive di investigazione. Ecco qual’è lo scopo dell’insaziabile penetratore dell’anima.

Per tagliar corto, vi dirò che stavolta l’oggetto esaminato ha la forma di un uccello. Questo uccello è una rondine che si lascia seguire dallo sguardo. Essa è figlia di una figlia di una figlia… dalla figlia di una rondine antica che volò su questa valle, la stessa di quando le rondini non avevano ancora un nome e non c’era nessun uomo ad osservarle. Non di meno la valle era viva. L’acqua di un grande fiume, che allora era il Tevere, aveva già scavato ed eroso le sue forre. Le pareti di tufo erano ricoperte di lecci, aceri, carpini e querce ed il fiume scorreva orgoglioso fra le gole delle tre colline, quelle che avrebbero dovuto ospitare. nei piani del giocatore originario, la sede di una futura civilizzazione: la città Faro di luce, la mitica Arx.

Le tre colline erano già levigate e gonfie di vegetazione e di vita, gli animali vi pascolavano felici e la proto-rondine le sorvolava, proprio come sta facendo la nostra rondine di oggi. Ma a quella sua lontana progenitrice sarebbe toccato di assistere ad un avvenimento che era destinato a cambiare la storia di quest’angolo di mondo. Uno degli ultimi vulcani attivi dell’apparato sabatino si risvegliò: la violenza dei suoi schizzi di cenere, fumo e lapilli oscurò il cielo. La terra tremò, le bocche  vulcaniche eruttarono valanghe di lava, la quieta valle si spaccò, si fendette si accartocciò. Per chilometri e chilometri la proto-rondine non riusciva a trovare riparo. Il fiume ribolliva, le acque straripate non riuscivano più a cogliere l’alveo in cui riposare e continuare il percorso verso il mare.

Solo il monte Soratte, gigante di pietra, si ergeva in mezzo al marasma infernale, anch’esso sembrava tremare alla furia del fuoco ma rimase saldo, ebbe pietà di quell’uccello impaurito e del fiume sperduto ed offrì ad entrambi un fianco. Così fu che il Tevere cambiò il suo corso. E fu così che Roma venne poi fondata sui sette colli mentre le tre colline ospitarono una piccolissima “Arx”, cioè Narce, che diverrà poi Calcata, e rimase un minuscolo angolo di paradiso.

Ora che, attraverso questa particolare “osservazione” spazio-temporale,  ho raccontato il suo segreto la rondine sembra volersi vendicare gettandosi su di me, per tema che io  tradisca la sua storia, ma voi avete già capito (e se non vi rimando all’inizio del racconto) che non deve essere mai, mai, mai…

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana

Calcata. I racconti dalla città invisibile – Psicostoria dagli annali del  borgo con riferimenti fantastici ma veri… | Notizie in Controluce





domenica 24 maggio 2026

Un viaggio nella psiche...

 


Pensare, sentire, verità. Non c’è altra realtà se non quella presente nella mente. 

 

La realtà del dolore di una martellata sul dito, in caso di terremoto, o distrazione di pari portata, scompare.

Quel dolore varia in funzione della soglia individuale e della disponibilità/educazione a non farsene prevaricare.

L’attrazione per una donna ci piega la vita finché l’ammaliamento è vissuto come un’esigenza irrinunciabile. Tale realtà può cadere senza rumore in caso di un’emozione superiore.

 

Al pari del sentire estetico, anche la bolla cognitiva, in cui sempre ci troviamo in stato di veglia – e forse anche di sonno – determina la realtà, la descrizione che ne facciamo e dunque le verità che esprimiamo. Per esempio, ritenere che soltanto la scienza comporti conoscenza è più di una bolla, è un guscio e anche una corazza che si tramanda da sussidiario in sussidiario. Ma anche dedicare tutte le energie per pagare le rate della Bmw, far corrispondere il benessere al Pil, filtrare il mondo con gli occhi dell’economista, credere di salvare il mondo con il riciclo della plastica e l’auto elettrica senza uscire dal sistema che ha generato il problema, sono campioni di verità che fanno al caso del nostro discorso.

 

Il segnavento che ci indica come orientare la randa per solcare il mare della vita non è soltanto estetico e cognitivo, è anche intellettuale, riguarda il pensiero.


La vita, o la realtà, si mostra penosa entro i rovelli di una preoccupazione e gioiosa la mattina dei regali di Babbo Natale. Proiezioni di segno opposto a cui dedichiamo tutta la creatività di cui disponiamo. Un versamento di energia a flusso continuo che, figurativamente parlando, inconsapevolmente gettiamo avanti a noi per poi reificarlo – sempre incosapevolmente – in realtà senza via di fuga. 


Reificare, sì. È questo il termine nei confronti del quale sarebbe opportuno un confronto, soprattutto da parte di coloro che vagheggiano i pilastri della realtà oggettiva, unica per tutti.

Neppure la concretezza del rosso di un semaforo può fermare il pilota sopra pensiero, in cui la realtà materiale scompare, sostituita dalla visione in cui è immerso.

 

È qui che l’appello all’ovvio, che il giudizio in sella al senno di poi e quello incapsulato nel “bastava un po’ di buon senso” si fanno affermazioni – cioè verità – burlesche, al pari di quelle di una farsa teatrale. 


Chi le pronuncia investe l’altro con il proprio mondo e pensiero, la propria verità e visione. Dire “ma era ovvio” o “bastava un po’ di buon senso” è equipollente a passare con il rosso, nonostante la Bmw e le tre lauree. Non solo. A questi signori non è mai stato detto che “era ovvio”, che “bastava un po’ di buon senso”?

 

Così, a causa del proprio pensiero e del proprio sentire avviene anche la realtà e la verità del patriota che va alla battaglia disponibile alla morte e alla pena. E quella dell’alpinista, attratto verso l’alto di una sua endemica bellezza, sola florida terraferma del suo piacere, atollo autopoietico emerso da un oceano di pericoli di cui, sostanzialmente, non si cura. E pure il filosofo che, certo della vena che lui solo ha individuato, annuncia al mondo dove sta la verità.


Patriota, alpinista e filosofo, per quanto in viaggio attraverso territori differenti, sono mossi dalla medesima energia, alla quale il loro pensare e sentire conferiscono il potere magico di farne realtà e verità. 


Questioni di pari legittimità, che semantiche individuali e istituzionali costringono in arbitrarie gerarchie di proprio gusto.


Lorenzo Merlo




sabato 23 maggio 2026

La Centrale Naturale collabora con la Rete Bioregionale Italiana...



La Centrale Naturale offre gratuitamente uno spazio di condivisione per chi vuole portare valore agli altri. Benvenuti su “lacentralenaturale – consapevolezza senza pretese”! 

Lo scopo di questo canale YouTube è sensibilizzare le persone verso la natura, la spiritualità e la crescita interiore. Per farlo abbiamo iniziato a coinvolgere persone con competenze, esperienze e visioni interessanti da condividere gratuitamente con tutti. 

Questo progetto nasce senza pretese, senza fini di lucro e senza monetizzazione: lo facciamo per passione, per gioco e come stimolo a una crescita personale e collettiva. Siamo aperti a collaborazioni con chi desidera farsi conoscere e ha qualcosa di autentico da condividere: progetti, storie di vita, riflessioni, video interessanti o divertenti, esperienze legate alla natura, alla consapevolezza e al benessere. 

Crediamo che un mondo migliore possa nascere dal lavoro che ciascuno intraprende su sé stesso. La foresta parla su questa bella Terra e, nonostante le brutture e le nefandezze create dall’essere umano, la magia della natura, la sua sinfonia, unite al nostro coraggio e alla nostra energia, possono renderci partecipi del qui e ora. 

Un saluto a tutti, chiedo solo -se vi piace l'iniziativa- di iscrivervi per darci la possibilità di crescere ed arrivare a più persone.  Grazie!

Sergio Orlando  -  Curatore del  canale 




Commentino di Paolo D'Arpini:

Grazie alla sensibilità e gentilezza di Sergio Orlando anche noi della Rete Bioregionale Italiana abbiamo potuto avere una visibilità completamente gratuita  su youtube. Infatti Sergio con grande spirito di collaborazione e dedizione alla causa ha già divulgato diversi video e audio sui temi a noi cari: bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. 
L'ultimo video/intervista, girato il 21 maggio 2026, è visibile qui: 

"Tutto è nell’eterno “presente”, nel qui ed ora":    https://www.youtube.com/watch?v=Rl1cq7JfVSA


P.S. - Errata Corrige: Nella mia confusione mentale nel video ho sbagliato a segnalare la data dell'Incontro Collettivo Bioregionale del solstizio estivo, che si tiene il 20 giugno 2026 a Moje di Treia (non il 21 come erroneamente annunciato nel video)  

venerdì 22 maggio 2026

Crescita della "coscienza"...

 


Sovente, dalla nascita alla morte, restiamo in una gabbia, spinti da tendenze innate ancestrali che ci riportano a battere percorsi ripetitivi. Come vien detto in vari ambienti spiritualisti: la società umana continua a ripetere gli stessi errori sperando che "stavolta" il risultato cambi...! Così continua a succedere per la guerra, la rapina, l'ingiustizia, ecc. ed uscire da questo meccanismo  sembra quasi impossibile. Ma pian piano l’uomo si sta riconoscendo sempre più abitante della Terra, insieme a tutti gli altri esseri viventi, e quindi  non separato dal contesto vitale in cui tutti siamo compartecipi, indipendentemente dall'appartenenza ad una specie, religione od ideologia. 

La tendenza a soddisfare i nostri bisogni o desideri di possesso, che vanno a scapito di altri esseri, si ritorce sempre contro l'insieme dei viventi, rapinatori compresi. Perciò questa condizione di “universalità” va compresa attraverso una crescita della coscienza, di una vera spiritualità naturale e laica, che conduca la libertà personale dell’uomo alla consapevolezza di appartenere ad un unico complesso vitale... 

Di per sé, le forze della natura non sono né buone né cattive: diventano buone o cattive a seconda dell’uso che se ne fa. E lo stesso vale per gli "spiriti" (o qualità) dei cinque elementi. Tutte le entità che compongono la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco e lo spazio, non sono né buone né cattive; accettano di mettersi al servizio secondo le loro caratteristiche. Gli "spiriti" della natura eseguono il compito loro affidato, esprimono le loro capacità.

Ecco perché succede che tanti maghi o scienziati li utilizzano per imprese egoistiche, causando morte e distruzione. Non si può rimproverare a quegli "spiriti" una volontà negativa perché sono fatti così, seguono le loro leggi elementali. Sta dunque agli esseri viventi mostrarsi vigili e imparare a impiegarli unicamente in un lavoro "divino". Questo è il pensiero di tanti saggi che operano per il bene collettivo!

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana



Articolo collegato: https://www.senzafine.info/2024/05/levoluzione-e-senza-tempo-di-paolo.html

giovedì 21 maggio 2026

"Biocentrismo" di Robert Lanza (e vita oltre la vita...)

 

Ecco che cosa c’è dopo la morte. La teoria di un famosissimo scienziato prova a spiegare come la vita dopo la Morte va avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza.

Risultati immagini per How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe”

Vi è un libro dal titolo abbastanza complesso: "Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe" che sta avendo un notevole successo su Internet. Il concetto di fondo prova a spiegare come la vita non finisce quando il nostro corpo muore, ma invece può andare avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza. L’autore di questa pubblicazione, il dottor Robert Lanza, è stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, stando a quanto riportato su Spirit Science and Metaphysics. Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è anche conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per l’aver clonato diverse specie di animali in via d’estinzione. Ma da un po’ di tempo ha deciso di dedicarsi anche alla fisica, meccanica quantistica e astrofisica. Questa miscela esplosiva di conoscenze ha dato vita ad una sua nuova teoria, quella del biocentrismo.

Essa insegna che la vita e la coscienza sono fondamentali per l’universo e praticamente è la coscienza stessa che crea l’universo materiale in cui viviamo e non il contrario. Prendendo la struttura dell’universo, le sue leggi, forze e costanti, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l’intelligenza esisteva prima alla materia. Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci”. Nel senso che quando il guscio si stacca (spazio e tempo), noi esistiamo ancora. La teoria implica che la morte della coscienza semplicemente non esista. Esiste solo sotto forma di pensiero, perché le persone si identificano con il loro corpo credendo che questo prima o poi morirà e che la coscienza a sua volta scomparirà.


Se il corpo genera coscienza, allora questa muore quando il corpo muore, ma se invece il corpo la riceve nello stesso modo in cui un decoder riceve dei segnali satellitari, allora questo vuol dire non finirà con la morte fisica. In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio. È in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso. Lanza ritiene inoltre che universi multipli possano esistere simultaneamente. In un universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, assorbendo la coscienza che migra in questo universo. Ciò significa che una persona morta, durante il viaggio attraverso un tunnel non finisce all’inferno o in paradiso, ma in un mondo simile, a lui o a lei, una volta abitato, ma questa volta vivo. 


E così via, all’infinito. Senza ricorrere a ideologie religiose lo scienziato cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, proiezione astrale, esperienze fuori del corpo e anche reincarnazione. Secondo la sua teoria, l’energia della coscienza a un certo punto viene riciclata in un corpo diverso e nel frattempo esiste al di fuori del corpo fisico ad un altro livello di realtà e forse, anche, in un altro universo.

(Segnalato da Gigliola Rosciani)




mercoledì 20 maggio 2026

"Sul fondo del barile" di Lorenzo Merlo

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Il libro, che offre spunti e a volte chiede attenzione, narra lo sfascio delle ideologie della destra e della sinistra, passa dalla genesi del populismo, scorre i limiti del materialismo e quelli di un'umanità ridotta a economia, non tralascia l'egemonia occulta dei poteri finanziari, critica la scienza meccanicistica, osserva l'avvento del sincretismo tra tradizioni sapienziali e nuova scienza, propone una modalità spirituale per sfruttare la crisi totalizzante: identifica la prospettiva attraverso la quale l'uomo del prossimo paradigma vivrà il mondo. Sul fondo del barile, tra le macerie che tengono in piedi pericolanti facciate del passato, c'è la nuce dell'uomo circolare. Sul fondo del barile ha tre lettori: chi trova conforto alle proprie posizioni. Chi è in cerca del significato di apertura. Chi cerca come svincolarsi dalle proprie chiusure. 

"Sul fondo del barile – Crisi sociale e recupero del sé"  É dedicato alla possibilità energetica che molti di noi non sentono neppure più, in quanto sepolta sotto le macerie di idee materialiste, mortificata dal credo nel denaro e nella tecnologia, stuprata da una concezione dell’uomo ridotto a economia, profanata da una politica mai capace di valorizzare ciò che il razionalismo non è in grado di riconoscere come realtà.

L’amore come espressione del muoversi attraverso il sentire e il sé quale centro, in sostituzione dell’io mondano, sono i fili che legano le pagine del libro di Lorenzo Merlo.


Commento di Caterina Regazzi:
“...ma il bene e il male sono sempre presenti contemporaneamente in una società.... ma in una società ideale come sarebbe? Esisterà mai una società ideale?”
Mia rispostina: “Il bene ed il male sono l'alternarsi di ciò che ci piace e ciò che non ci piace. Il bene ed il male assoluto non esistono. Anche il più cattivo degli uomini che compie azioni nefande lo fa per amore di sé... Infatti più l'amore di sé è ristretto alla propria persona, al proprio corpo, e più è male per gli altri. Se aumenta e cresce il senso dell'appartenenza e dell'identità, ampliandolo poco a poco alla propria famiglia, alla comunità, alla patria, alla terra, al mondo intero ed a tutto l'esistente allora infine prevale il bene comune. Ma questo è un processo personale altalenante che continua a manifestarsi, perché sempre nuove creature vengono in essere...“ (Paolo D'Arpini)